Papilloma virus, conoscerlo per sconfiggerlo e prevenirlo al meglio

05.05.2019

Il dott. Giuseppe Lo Bue, specialista in Ginecologia e Ostetricia è stato il primo a iniziare, nel marzo 2007, i vaccini contro il temuto virus.  

 Papilloma virus, questo sconosciuto. In molti, sopratutto le donne, ne hanno paura, ma in realtà basta solo un pò di prevenzione e rivolgersi a dei medici specialisti per contrastarlo e prevenirlo. 

Il papilloma virus è un virus che si contrae attraverso i rapporti sessuali e tranne alcuni casi in cui si partorisca da donne che hanno una condilomatosi florida, questa infezione può portare alla condilomatosi della laringe che è una patologia devastante, poiché il paziente è costretto a essere sottoposto a continui interventi chirurgici alla laringe, proprio a causa di queste escrescenze che fuoriescono dalle corde vocali. 

E' un'infezione che è molto diffusa: statisticamente si presume che il 75% della popolazione globale, uomini e donne, sia venuta a contatto, almeno una volta nella vita, con il papilloma virus. Per fortuna, il sistema immunitario degli individui riesce, nella stragrande maggioranza dei casi, a debellare il virus. Alle volte ciò non avviene e si può arrivare a casi di infezioni gravi che comportano patologie oncologiche varie.

C'è da dire che esistono centinaia di ceppi di virus hpv, ma di questi solo una decina sono ad alto rischio: in particolare il 16 e il 18 sono quelli più comuni e aggressivi e rappresentano la causa del 75% dei tumori al collo dell'utero. Ad alto rischio sono anche il 33, il 38 e il 45. Ma tolti questi, tutti gli altri ceppi sono pressoché innocui. Il 6 e l'11, per fare un esempio, sono i responsabili dei condilomi acuminati, le cosiddette teste di gallo o verruche vulgaris.  


Perché è importante andare a tipizzare questo tipo di infezione e fare uno screening?
Perché il pap test che tutti fanno per la prevenzione oncologica non è sufficiente. Questo esame, infatti, ha una valenza solo quando il virus ha già determinato una lesione, ma se il virus è nel collo dell'utero e ancora non ha creato nessuna lesione, la paziente avrà un pap test negativo, senza sapere di essere positiva all'hpv. Ecco perché è importante fare il test dell'hpv e farlo dopo i 30 anni. Nelle ragazzine avrebbe poco senso poiché, essendo molto diffuso, ci troveremmo ad affrontare casi di positività spropositati che creerebbero allarmismi ingiustificati. Dopo i 30 anni, invece, risultare positivi all'hpv test significa aver contratto il virus da giovani, non essere riusciti a debellarlo e, quindi, essere in potenziale pericolo oncologico.

Cosa fare in caso di positività?
Innanzitutto non bisogna allarmarsi. È inutile fare testamento o pensare chissà cosa. Battute a parte, da quel momento bisogna soltanto fare degli screening più ravvicinati tra loro, almeno una volta l'anno o, in base ai casi anche nove o sei mesi.

Esistono dei vaccini per contrastare il virus?
Negli ultimi dieci anni, i ricercatori di tutto il mondo hanno messo appunto un vaccino contro il virus che consente di poter prevenire l'infezione da papilloma. Questo vaccino debella quattro ceppi: il 6, l'11, il 16 e il 18, vale a dire, come già accennato, quelli che danno la stragrande maggioranza dei tumori. In Italia le campagne di vaccinazioni sono partite il 7 marzo del 2007 e il primo a iniziarle sono stato proprio io, all'interno di un progetto che prevedeva una campagna di prevenzione su tutte le ragazze dai 18 ai 26 anni. Dopo qualche anno partì il vaccino gratuito per le 15enni che, tutt'oggi, viene somministrato negli uffici di vaccinazione e che è servito per dare un eco molto importante. Poco dopo, però, forse anche a causa di una cattiva o scorretta informazione da parte di medici di base e pediatri non è stato portato avanti con la giusta attenzione e, spesso, hanno convinto i genitori a non farlo fare ai propri figli. In realtà, il vaccino è innocuo, non ha effetti collaterali in quanto non contiene virus, ma solo proteine capaci di produrre anticorpi.

Chi deve fare il vaccino?
Il vaccino, dunque, va consigliato a tutti e va ricordato che è completamente gratuito per le ragazzine dai 12 ai 15 anni. Chi avesse superato questa fascia di età, ma volesse comunque sottoporsi alla vaccinazione, può pagare un ticket da 52 euro a fiala e aderire alla campagna.
Parlo di fiale, perché il vaccino contro il papilloma virus è costituito da tra fiale, da somministrare nei tempi zero, due e sei, vale a dire che la seconda fiala va iniettata dopo due mesi dalla prima e dopo quattro mesi la terza. Al termine di questo ciclo, il sistema immunocompetente ha uno sviluppo di anticorpi cento volte superiore all'infezione stessa che va scemando negli anni. Inizialmente, questa che potrebbe sembrare una limitazione aveva fatto pensare che ci fosse voluto un richiamo dopo cinque anni, invece, si è visto che il vaccino ha una memoria immunologica.

Cosa significa?
Vuol dire che anche a distanza di anni dal vaccino, qualora l'organismo riconosca la presenza del virus attiva una produzione di anticorpi in modo tale da assicurare la stessa copertura originale.
Ecco perché alla luce di queste considerazioni, al giorno d'oggi è davvero difficile trovare soggetti che muoiono a causa di un'infezione da hpv. Purtroppo questo non si può dire per i Paesi dell'Est o quelli sottosviluppati. In media si calcola che ogni giorno muoiono circa 40 donne a causa del virus. La percentuale più alta ricade nei Paesi in cui le campagne di screening e di vaccinazione non sono ancora partite e attuate.
Anche in Italia, nonostante, ci siano queste campagne solo il 12% delle donne dai 5 ai 65 anni, in media, si sottopone al vaccino. Ecco perché è importante ribadire il concetto che bisogna vaccinarsi e informare al meglio la popolazione. 

Dott. Giuseppe Lo Bue